L'Atelier De l'Harmonie
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ARMONIA TRA CORPO E MENTE

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Armonia tra corpo e mente – ADH – di Florinda Betti

Recentemente, durante una conferenza dedicata alla “salutogenesi”, ossia agli elementi che favoriscono la salute, un noto medico antroposofico, parlava dell’importanza di avere una “visione” quale fattore fondamentale per mantenere o ricuperare la salute.
Ed è proprio una visione di armonia fra corpo e mente quale antidoto alla malattia che propone Alida Decio nel suo Atelier de l’Harmonie, situato a Mendrisio, in via Stella 5.
Sono molte le cose che si possono trovare in questo luogo accogliente, dal gusto vagamente orientale. Abiti e oggettistica sono le proposte che saltano all’occhio, ma vi è di più: sessioni di coaching, consigli alimentari e persino assistenza per animali domestici nel caso in cui i padroni fossero costretti ad assentarsi per ricovero in ospedale. Sì, perché l’AdH è destinato in primis a sostenere chi si trova confrontato con un’esperienza di malattia, in particolare le donne affette da tumore.
L’iniziativa nasce dal difficile percorso di Alida, un percorso vissuto con coraggio e a testa alta.

“La mia avventura è cominciata nel 2013.” Ci racconta. “Avevo iniziato da poco l’attività di coach in un’azienda della Svizzera italiana quando, mentre tenevo una giornata di formazione, mi è caduto addosso un lampadario che mi ha fratturato la spalla destra. A fine dicembre 2013 sono stata operata e due mesi dopo mi è stato scoperto un tumore al seno sinistro. I medici mi hanno proposto dapprima un’operazione per asportare il tumore, poi una chemioterapia, una radioterapia e infine una terapia ormonale”.

FB: Nel frattempo come andavano le cose sul fronte del lavoro?
AD: 
Durante la chemioterapia ho ricevuto una lettera di licenziamento. Da notare che quando mi ero ammalata ero ancora in periodo di prova e pertanto la decisione dell’azienda era perfettamente legale. Nondimeno il colpo è stato durissimo: dovevo incassare due disgrazie, una privata e una professionale.

FB: Ma ha saputo reagire?

AD: Fortunatamente sono dotata di quello che oggi si chiama resilienza e così ho deciso di inventarmi un lavoro da poter svolgere al momento in cui avrei terminato le cure. Ma ci tengo a precisare che l’Atelier de l’Harmonie non rappresenta solo un lavoro. Per me è la realizzazione di un sogno, il figlio che non ho avuto. Le due lettere iniziali della sigla AdH sono anche le mie. Ciononostante ho riflettuto bene anche agli aspetti materiali prima di lanciarmi e sono certa di aver creato qualcosa di assolutamente nuovo, qualcosa che viene a colmare una lacuna e non solo in Ticino. Infatti durante il difficile percorso della malattia ho avuto modo di scoprire la quasi totale mancanza di tutta una serie di servizi di cui le persone e soprattutto le donne malate hanno bisogno. Ad esempio l’aspetto dell’immagine di sé, della femminilità, vengono poco considerate o viste come qualcosa di secondario. È ovvio che quando ti stai curando il primo pensiero riguarda le cure e la loro efficacia, ma nel vuoto temporale che si crea tra l’inizio della cura e l’esito finale ci vuole qualcosa che dia una forza e una positività che passano secondo me anche attraverso un’immagine soddisfacente di se stessi.
Personalmente sono molto visiva e quindi sensibile a ciò che proietto di me all’esterno. Non credo però che si tratti di superficialità: essere contenti del proprio aspetto aiuta a mantenere un buon morale. Si sa che la chemioterapia è aggressiva e che ha solitamente un effetto molto pesante sul fisico: si perdono i capelli, le ciglia e le sopracciglia, la pelle diventa arida, il peso aumenta o diminuisce visibilmente. Tutto ciò non contribuisce certo a sollevare il morale. Inoltre chi viene ricoverato d’urgenza per tumore spesso non è preparato, non ha gli abiti adatti da portare in ospedale e in seguito non sa dove trovare un guardaroba comodo e funzionale, ma anche gradevole da un punto di vista estetico. C’è poi chi ha un animale domestico e ha nessuno a cui affidarlo durante il ricovero, chi vuole consigli pratici per seguire una dieta più sana dopo le cure. Ho deciso pertanto di creare uno spazio accogliente dove offrire tutti questi servizi.

FB: Quando ha iniziato a sviluppare il suo progetto?
AD: Ho cominciato già durante la malattia. Ho viaggiato molto per trovare idee originali e materiali adatti.
A suo modo di vedere, il fatto di avere un progetto positivo per il futuro aiuta a sviluppare quella resilienza di cui parlava ?
Penso che sia positivo il fatto di occupare un momento difficile con qualcosa di bello. Nel mio caso c’era in me questo desiderio di mettermi in proprio, di creare questo progetto. Per un’altra persona potrebbe essere qualcosa di totalmente diverso, che so: occuparsi di musica, per esempio. L’importante comunque è nutrire la mente.

FB: Perché oltre all’estetica e al coaching occuparsi anche di alimentazione?
AD: 
Mi sono interessata di alimentazione fin da bambina. Fino ai dodici anni sono stata vegetariana. Il mio sogno da piccola era di essere veterinaria e non potevo rassegnarmi a mangiare la carne degli animali che amavo tanto. Da adolescente ho dovuto adeguarmi alla dieta “normale”. Erano gli anni Settanta e non c’era molta comprensione per certe scelte. Poi da adulta sono ridiventata vegetariana e dopo la malattia sono stata doppiamente motivata nel cercare una dieta diversa. Ho fatto una scuola di macrobiotica seguendo le teorie del professor Franco Berrino che da molti anni studia il rapporto tra alimentazione e tumori. Si tratta di rispettare il proprio corpo e di nutrirlo bene, esattamente come nutriamo bene la mente con pensieri felici. Intendo insegnare a chi lo desidera a cucinare piatti gustosi e sani in modo da sentirsi bene, da creare armonia tra corpo e mente. Ci tengo però a sottolineare che non sono fanatica. Accetto assolutamente che qualcuno non possa fare a meno della carne. In fin dei conti la sensibilità verso la sorte degli animali e di tutto quanto ci circonda non passa necessariamente solo dalla dieta, è un atteggiamento di fondo, una filosofia di vita.

FB: Torniamo all’amore per gli animali che la porta ad offrire un altro servizio nel quadro del suo progetto Atelier de l’Harmonie.
AD: 
Anche questo servizio nasce dalla mia esperienza personale. Quando sono stata operata d’urgenza ho dovuto trovare subito una buona sistemazione per i miei due gatti e il mio coniglio. Nel mio caso ho potuto contare su vicini servizievoli, ma non tutti hanno questa fortuna e perciò penso sia importante offrire un servizio di assistenza che permetta alle persone di essere serene da questo punto di vista. Non si tratta solo di fare il minimo indispensabile, ossia di dare cibo e pulire gabbie e cassette, ma proprio di dedicare un po’ di tempo a “far compagnia” all’animale, a fargli sentire il proprio affetto.

FB: Se avrà molte richieste non potrà soddisfarle tutte. Prevede di assumere degli aiutanti?

AD: Certo. Mi sembra un’ottima cosa in un momento come questo, in cui molti sono alla ricerca di un lavoro.
Gli oggetti e gli abiti che propone non si trovano solitamente nel commercio. Si tratta di una scelta?
Sì, una scelta mirata per trovare cose uniche che diano gioia e sostegno alle persone anche in momenti difficili come quelli della malattia. Così ho scoperto i kimono e gli haori giapponesi, che oltre a essere ampi e facili da indossare, sono molto eleganti, hanno colori meravigliosi e fantasie bellissime che donano fascino e unicità a chi li porta. Propongo anche camicie da notte e vestaglie comode ma belle, fatte con materiali di qualità, ben tagliate e decorate con gusto.

FB: Con il coaching intende sostenere chi si trova confrontato con la difficile esperienza della malattia?

AD: Credo molto nel coaching, ma voglio sottolineare che non si tratta di una terapia. Chi ha problemi psicologici deve rivolgersi a un terapeuta. Il coach invece è un alleato che ti aiuta a stabilire i tuoi obiettivi e ti segue nella loro realizzazione. Nel mio caso, se viene da me una donna che ha avuto un tumore, non deve spiegarmi che cosa significa essere passata da un’esperienza del genere, la capisco al volo. Partiamo dalla stessa base.

FB: Come contatta le persone e in che modo chi non la conosce può scoprirla?
AD: malattia. Inoltre ho cominciato a contattare medici e associazioni. Sono comunque solo agli inizi. Voglio procedere con calma e senza forzare. Credo che chi si avvicinerà a me spontaneamente sarà anche affine al mio spirito e ai miei obiettivi. Non intendo limitare la mia azione al solo Ticino, né alla sola Svizzera. Ho sempre amato viaggiare, anche con la mente, e amo conoscere persone diverse per cultura e religione, perciò non mi pongo limiti di sorta.

 

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